Tour de France 2023 | LA MOSSA

Tour de France 2023 | LA MOSSA


Di solito li trovi in un angolo del mercato o un po’ appartati da qualche parte fuori dagli autogrill, in zone dove c’è trambusto, gente di passaggio e anche una via di fuga a portata di mano. Intorno a un tavolino pieghevole degli uomini si muovono in maniera frenetica e concitata facendo rumore e richiamando l’attenzione dei passanti. Uno maneggia e sposta velocemente su un tavolo dei bussolotti capovolti sotto i quali nasconde una pallina, ogni volta in una posizione diversa. Gli altri invece tengono in mano dei soldi e provano a indovinare dove si trova la pallina. Sono tutti compari tra loro. 

Il gioco dei tre bussolotti lo conosciamo più o meno tutti nella sua dinamica generale. E sappiamo anche che è un gioco di illusione e non di fortuna e che vincere è praticamente impossibile.

Il funzionamento del gioco è apparentemente semplice: si tratta di scommettere e indovinare sotto quale bussolotto viene nascosta la pallina. Qualsiasi avventore che si ritrovi nelle vicinanze del tavolo e che venga coinvolto ad arte nella scena dai due compari del conduttore del gioco, sente di poter indovinare agevolmente dove si trova la pallina dopo averla seguita instancabilmente con lo sguardo. Il conduttore è attento, nei primi timidi tentativi dell’avventore, a lasciarlo indovinare e vincere. Il suo scopo nella prima fase è instillare confidenza nella mente della persona che ha di fronte e che vuole diventi il suo scommettitore. Sarà poi in un secondo tempo, quando il curioso osservatore si sarà trasformato in un intraprendente e acceso scommettitore, che il conduttore del gioco porterà a termine il suo gioco di illusione, facendo sparire con una mossa la pallina da sotto il bussolotto e incassando tutte le puntate. Inutile dire che la pallina, sotto i bussolotti, non c’è mai. Il conduttore del gioco è bravo ogni volta, con un abile gioco di mano - la mossa - a farla sparire. 

Quello che abbiamo visto realizzata da Jonas Vingegaard nella tappa a cronometro di ieri, l’unica del Tour de France 2023, ovviamente non è una truffa. Vingegaard si è procurato meritatamente la vittoria con una prestazione sportiva straordinaria che ha annichilito tutti i suoi avversari e che forse rappresenterà, negli anni a venire, oggetto di studio per fisiologi, biomeccanici, allenatori, psicologi. Lui stesso ha dichiarato nelle interviste del dopo gara di aver pensato che i dati che gli stava fornendo il powermeter che stava misurando la potenza espressa sui pedali, fosse calibrato male. Ieri è stata per Vingegaard una giornata straordinaria. 

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Viene però anche da pensare che questa mossa sia stata architettata a tavolino per portare Tadej Pogačar, il suo rivale principale nonché l’unico atleta attualmente in grado di competere a un livello di performance paragonabile, a soli cinque giorni da Parigi, con poche possibilità di rifarsi e ribaltare la situazione in classifica generale. Viene da pensare che la condotta di gara di Jonas Vingegaard e della Jumbo-Visma nelle prime due settimane di corsa sia stata particolarmente astuta, prudente e controllata, attenta a instillare in Pogačar l’illusione che la posta in gioco e quindi la vittoria finale al Tour fosse, se non a portata di mano, almeno possibile. Probabilmente, non è mai stato così. I dati di Jonas Vingegaard a cronometro erano senz’altro noti ai suoi direttori sportivi e per quanto in una corsa ciclistica sia sempre imprevedibile, è chiaro a questo punto che la giornata di ieri era attesa dalla squadra come uno snodo fondamentale della corsa. 

A testimoniarcelo sono forse due frasi che abbiamo ascoltato e che se ripensate in prospettiva assumono significati differenti. Una pronunciata da un direttore sportivo in un team-radio e diffuso ai telespettatori: “Oggi è il giorno in cui puoi fare vedere al mondo quanto vali davvero”. Come se i tifosi, dopo un Tour de France già vinto lo scorso anno e le prime 15 tappe corse come se non ci fosse un domani non potessero saperlo già da soli, quanto vale; l’altra pronunciata dallo stesso Vingegaard quando ancora la corsa era al suo inizio nei Paesi Baschi: “Non credo che questo sarà un Tour de France che si vincerà con pochi secondi di distacco”. Adesso è chiaro cosa intendeva dire.

Se fino a l’altro ieri Pogačar e Vingegaard davano l’illusione di battagliare ad armi pari per aggiudicarsi qualche secondo di abbuono strappandolo con i denti, ora è evidente che di fronte a un atleta in grado di rifilare al suo avversario 1’ 38” in  22,4 chilometri, c’è poco da inventare. Il terzo atleta in classifica generale è a quasi 9’ minuti, e ci sono molte altre salite da fare, a partire da oggi.

Ciò che veramente conta nell’illusionismo è l’arte di creare un solido impianto psicologico all’interno del quale qualsiasi artificio scompare. Forse Jonas Vingeegaard è talmente superiore ai suoi avversari, Tadej Pogačar incluso, che fin qui si è preso gioco di noi. 

Forse il Tour del France che abbiamo visto finora, è stata solo un’illusione.

 Immagini: Swpix.com

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